L'eterna gabbia di Rom e Sinti nelle linee guida sull'integrazione



Vero e proprio atto lesivo e non solo nei confronti di categorie che con dovizia di dettaglio vengono elencate come a farne un discorso maggiormente assimilabile a una sorta di novello Manifesto della razza degli studenti. Prospettiva di certo non tranquillizzante. Quanto una tacita negazione di studi in merito alla linguistica, ai processi cognitivi e all’alfabetizzazione, percorso in salita che ha visto confutare le teorie esposte a Teheran negli anni ’60 dove il problema era inteso, come qui brutalmente esposto ovvero come Coscientizzazione e che prende cioè le mosse dall'esperienza concreta.

Il tempo delle cose che accadono

Molte volte siamo affascinati da un richiamo, anche la didattica di una lingua è fatta di rievocazioni, più o meno impossibili.
Proprio come questi richiami, che risuonano da lontano ma si percepiscono con chiarezza.
Possiamo avere remoti sentori, ma non possiamo negarne la veridicità.
Si può fare un viaggio spostandosi avanti e invece è a ritroso, ma sempre verso un futuro prossimo.
Riconoscere parole come simboli di un’intera cultura, dargli forma con fatica e insieme felicità.
La netta percezione che ci siamo e forse c’eravamo sempre statiSeduti a fianco di un genius loci che è di casa
nelle nostre corde più profonde e nel guardare questa nostra smania di percorsi non può fare che sorridere.
Eppoi annuire con un piccolo movimento del capo.

 

Felice incontro virtuale
tra Monica Febbo e Rosa Roccia

di Monica Febbo

Fuori dall'aula

 

 Viste dal di fuori non si arriverebbe a prevedere tanto… 
Eppure alla fine due insegnanti che parlano del loro lavoro sono come una sintonia,
come un concerto
 di suoni che pare venire da un bosco,
non
 c’è nulla di stridente, che pare provenire da corridoi in penombra e aule, cattedre, sale professori, registri e lavagne. 
Va detto, questo è un incontro felice, di due donne prima di tutto che si raccontano,
come due
 amiche di vecchia data che fra un sorriso e una risatina discreta parlano di cose importanti.
Come in
 una danza a passi lenti e leggeri
E le
 cose piccole sono quelle a ben guardare attorno alle quali gira il mondo

Registrazione fuori protocollo  di un felice incontro virtuale
tra Monica Febbo e Luisa Rizzo

di Monica Febbo

La mia classe - di Monica Febbo

foto di Davide Zurolo

foto di Davide Zurolo

A proposito diLa mia classeREGIA: Daniele Gaglianone SCENEGGIATURA: Gino Clemente, Daniele Gaglianone, Claudia Russo. Con Valerio Mastandrea e una classe di stranieri che mettono in scena se stessi

Una classe, si sa, è un organismo unico e irripetibile. Un microcosmo fatto di pulsioni e di un respiro suo, una pulsazione variabile e uno sguardo peculiare sul mondo. Non c’è elemento che la costituisce che in tutto ciò non contribuisca attivamente, anche in silenzio, anche restando a guardare.

Se poi la classe è un mosaico di culture immaginiamo gli esiti di questa dimensione

La Carta di Lampedusa

Testo approvato a Lampedusa il 1° Febbraio 2014

Per aderire scrivi a info@lacartadilampedusa.org

 

PREAMBOLO

La Carta di Lampedusa è un patto che unisce tutte le realtà e le persone che la sottoscrivono nell’impegno di affermare, praticare e difendere i principi in essa contenuti, nei modi, nei linguaggi e con le azioni che ogni firmatario/a riterrà opportuno utilizzare e mettere in atto.

La Carta di Lampedusa è il risultato di un processo costituente e di costruzione di un diritto dal basso che si è articolato attraverso l’incontro di molteplici realtà e persone che si sono ritrovate a Lampedusa dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014, dopo la morte di più di 600 donne, uomini e bambini nei naufragi del 3 e dell’11 ottobre 2013, ultimi episodi di un Mediterraneo trasformatosi in cimitero marino per le responsabilità delle politiche di governo e di controllo delle migrazioni.

La Carta di Lampedusa non è una proposta di legge o una richiesta agli stati e ai governi.

Da molti anni le politiche di governo e di controllo dei movimenti delle persone, elemento funzionale alle politiche economiche contemporanee, promuovono la disuguaglianza e lo sfruttamento, fenomeni che si sono acuiti nella crisi economica e finanziaria di questi primi anni del nuovo millennio. L’Unione europea, in particolare, anche attraverso le sue scelte nelle politiche migratorie, sta disegnando una geografia politica, territoriale ed esistenziale per noi del tutto inaccettabile, basata su percorsi di esclusione e confinamento della mobilità, attraverso la separazione tra persone che hanno il diritto di muoversi liberamente e altre che per poterlo fare devono attraversare infiniti ostacoli, non ultimo quello del rischio della propria vita. La Carta di Lampedusa afferma come indispensabile una radicale trasformazione dei rapporti sociali, economici, politici, culturali e giuridici - che caratterizzano l’attuale sistema e che sono a fondamento dell’ingiustizia globale subita da milioni di persone - a partire dalla costruzione di un’alternativa fondata sulla libertà e sulle possibilità di vita di tutte e tutti senza preclusione alcuna che si basi sulla nazionalità, cittadinanza e/o luogo di nascita.

La Carta di Lampedusa si fonda sul riconoscimento che tutte e tutti in quanto esseri umani abitiamo la terra come spazio condiviso e che tale appartenenza comune debba essere rispettata. Le differenze devono essere considerate una ricchezza e una fonte di nuove possibilità e mai strumentalizzate per costruire delle barriere.

La Carta di Lampedusa assume l’intero pianeta come spazio di applicazione di quanto sancisce, il Mediterraneo come suo luogo di origine e, al centro del Mediterraneo, l’isola di Lampedusa. Le politiche di governo e di controllo delle migrazioni hanno imposto a quest’isola il ruolo di frontiera e confine, di spazio di attraversamento obbligato, fino a causare la morte di decine di migliaia di persone nel tentativo di raggiungerla. Con la Carta di Lampedusa si vuole, invece, restituire il destino dell’isola a se stessa e a chi la abita. È a partire da questo primo rovesciamento dei percorsi fino ad oggi costruiti dalle regole politiche ed economiche predominanti, che la Carta di Lampedusa vuole muoversi nel mondo.

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