Domani facciamo il Futuro

Quando prende la penna non smette di tremare, è ancora tanto provato dai ricordi, dalla mancanza della sua famiglia. Per venire qui suo padre ha venduto non so quanti ettari di terreno e di alberi, è una zona rigogliosa quella, tanto legname e non troppe piogge nella stagione dei monsoni. Sua sorella e i suoi due fratelli minori invece si sa, rimarranno ad aiutare i genitori. Ha attraversato mezzo mondo via mare ma per lui è come se fosse stato a piedi. Lui dice che ha sentito raccontare di suoi compagni morti, lungo il viaggio, ma non dice di averli visti. Non lo dirà mai. Insomma quando afferra la penna per scrivere le parole che la “maestra” (qui nessuno ti chiama professoressa o insegnante, maestra è segno di rispetto) scaccia tutti quei pensieri. Alla sera in un momento di calma lontano dal frastuono di quel casermone di stanze dove trovare un po’ di solitudine è impossibile scrive, pensa alla sua ragazza, quella che avrebbe visto bene vestita a festa durante uno scalmanato capodanno, telefona. Qualche volta. Accende skype e prova a vedere se lei è in linea. Ma forse no, si è addormentata dopo aver lavorato tutto il pomeriggio con sua madre in casa. tante donne sono sole a tirare avanti. Ogni tanto i mariti le chiamano e le dicono che arriveranno i soldi con il corriere o che hanno finalmente messo da parte i soldi per il biglietto, così che li raggiungano al volo per qualche settimana. Dunque lei mette l’abito bello in filigrana d’oro e si copre il capo, sale su un aereo a sfidare le turbolenze della stagione, per la prima volta in vita sua.

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