Cittadinanza e Analfabetismo - V° Edizione


REGGIO EMILIA - Cittadinanza e Analfabetismo - V° Edizione
Didattica e Distanze nell’Istruzione degli Adulti
Il convegno è stato organizzato nell’ambito del programma formativo annuale della Rete Diritto di Parola che conferma quanto l’importanza della formazione sia un fattore di sviluppo culturale, un patrimonio che deve essere responsabilità e diritto di tutti da tutelare costantemente.
Il convegno è stato inoltre programmato nell’ambito del progetto FAMI “A.L.I. – Abitare, Lavorare, Integrarsi” (PROG-2462), finanziato dal Ministero dell'Interno.

Il focus della V° edizione di "Cittadinanza e Analfabetismo" tenutosi in data 16 maggio in modalità webinar, si è incentrato sulla Didattica e Distanze nell'Istruzione degli Adulti.
E’ stata l’occasione per riflettere e aggiornarci rispetto alla gestione dell'istruzione degli adulti ai tempi dell'emergenza sanitaria e della didattica a distanza.

Sono On line le videoregistrazioni suddivise per laboratori e diverse fasi e in forma integrale:

«nessuno si salva da solo»

 

 

Lettera ai firmatari del Manifesto di Assisi: per un’economia a misura d’uomo contro la crisi

 

Siamo oggi tutti impegnati a lavorare insieme per fermare questa terribile epidemia, rispettando istituzioni e comunità, aiutando persone e imprese. Un impegno che non ammette diserzioni, perché «nessuno si salva da solo». E nessuno può essere lasciato indietro. Molte lezioni di questi giorni difficili non andranno dimenticate.

La centralità della sanità e della ricerca, la necessità di rafforzare alcune politiche pubbliche, la rivalutazione del sistema agroalimentare e della distribuzione, il ruolo che possono svolgere lo smart-working e la formazione a distanza anche in futuro, l’importanza sia ora sia ancora più nell’avvenire del buon funzionamento delle infrastrutture basilari che reggono la vita di tutti i giorni anche in situazioni di emergenza.

Dobbiamo lavorare perché la necessaria ripresa della vita, nel nostro come in altri Paesi, sia orientata a valorizzare un’economia e una società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro. Uno dei paragrafi più importanti e coraggiosi della Laudato Sì afferma: «La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale». Un rischio che si corre anche di fronte alla tempesta del coronavirus. Esistono le condizioni perché questo non accada, perché con responsabilità e concretezza si imbocchi una strada nuova, perché «non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia». Abbiamo già visto mobilitarsi parti importanti della società, delle istituzioni, delle imprese, dei saperi in uno sforzo comune. Pensiamo sia necessario non disperdere queste energie ma sia bene censirle, chiamarle a raccolta, evocarne di nuove.

La seconda lingua materna

Il dialetto non è mai morto Oggi rivitalizza l’italiano (ma solo quando ci unisce)
di Roberta Scorranese


Progetti scientifici, app ideate dai giovani e una florida letteratura di successo
Così la lingua materna ci arricchisce
Gli specialisti: non sia strumento di divisioni

 


Ormai quasi quarantacinque anni fa, nella sua ultima apparizione pubblica prima della morte, Pier Paolo Pasolini tenne un famoso discorso a Lecce. Parlò dei dialetti a rischio scomparsa, della televisione colpevole di un «genocidio culturale» con l’imposizione di una lingua standard, «quella di Mike Bongiorno», per capirci. Era un’altra Italia, quella del 1975: tra le classi sociali c’erano fossati culturali che andavano riempiti e la padronanza dell’italiano era il punto di partenza. I dialetti erano stati già stigmatizzati dal fascismo e negli anni Settanta, come osserverà poi un grande sociolinguista come Gaetano Berruto, «ci si vergognava della propria lingua madre». E la televisione unificava il Paese con un idioma omogeneo, accessibile a tutti ma intriso di una fredda correttezza formale che agli occhi di Pasolini suonava come una spaventosa ingiunzione dall’alto.

Otto milioni di italiani parlano così

Lingua Siciliana: storia di un popolo

Le origini della lingua Siciliana: l’avvincente storia di un popolo
di Giusi Patti Holmes

La lingua è la storia di un popolo e quella siciliana lo è dei tanti che l’hanno abitata. Dire dominata mi pare, ormai, anacronistico perché ognuno di noi è figlio di questo melting pot di culture che in alcuni faranno predominare i caratteri arabi, in altri quelli normanni, in altri ancora quelli spagnoli e così via.

Arabismi nella lingua napoletana

 

Arabismi nella lingua napoletana
di Carlo Fedele

 

La storia dell’incontro tra gli Arabi e la città di Napoli (o meglio, la Campania) si può racchiudere circa in un secolo: dalla richiesta di aiuto dei napoletani agli arabi perché sotto l’assedio dei longobardi del ducato di Benevento; dall’accoglienza che il Vescovo di Napoli Atanasio riservò loro in quanto alleati contro Roma e contro Bisanzio; fino al patto che poi i duchi di Gaeta e di Napoli firmarono col resto del regno d’Italia per respingere con successo l’invasione araba della penisola, dopo che questi avevano conquistato la Sicilia.

In questo intervallo, nuovi e numerosi fonemi s’inserirono nel nostro dialetto, già amalgamato dalle ascendenze greche e latine.

“Quatto, li luoche de la Sarracina: Puortece, Crumano (San Giorgio a Cremano), la Torre (del Greco) e Resina”, un adagio antico che indicava i luoghi nei pressi di Napoli dove si stanziarono gli arabi.

Ed ecco una parziale campionatura di parole di matrice araba tuttora vive nel dialetto napoletano:

APPELLO dei docenti e dei lavoratori dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA)

SCUOLE E PORTI APERTI
Alle donne e agli uomini che vivono in Italia
Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte
Al Ministro del MIUR Maro Bussetti
Al Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino
Al Sindaco della Città di Torino Chiara Appendino
Al direttore dell’USR Piemonte Fabrizio Manca
Alle Associazioni dei migranti
Alle Associazioni che lavorano sul territorio
All'ASGI

Lettera aperta al Presidente della Repubblica


Appello della Società Psicoanalitica Italiana: 618 psicoterapeuti Scrivono a Mattarella.

Non possiamo accettare il razzismo crescente che sfocia in atti di cui una nazione civile dovrebbe vergognarsi.

Conosciamo le gravi conseguenze psichiche di tutto ciò che sta succedendo, sia in coloro che si sentono rifiutati ed emarginati, sia nei figli che avranno, sia in coloro che si trovano a dover operare in modo disumano e che rischiano essi stessi di impoverirsi dei valori fondamentali dell’esistere. Non siamo disposti, per tutti questi motivi, a vedere una parte dell’Italia abbracciare xenofobia e razzismo.

Petizione

 

 

Schedature etniche:

perché non possiamo tacere

 


Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Riteniamo opportuno, in quanto membri della società civile, consegnare queste nostre riflessioni alle massime cariche dello Stato.

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