Lingua Siciliana: storia di un popolo

Le origini della lingua Siciliana: l’avvincente storia di un popolo
di Giusi Patti Holmes

La lingua è la storia di un popolo e quella siciliana lo è dei tanti che l’hanno abitata. Dire dominata mi pare, ormai, anacronistico perché ognuno di noi è figlio di questo melting pot di culture che in alcuni faranno predominare i caratteri arabi, in altri quelli normanni, in altri ancora quelli spagnoli e così via.

Arabismi nella lingua napoletana

 

Arabismi nella lingua napoletana
di Carlo Fedele

 

La storia dell’incontro tra gli Arabi e la città di Napoli (o meglio, la Campania) si può racchiudere circa in un secolo: dalla richiesta di aiuto dei napoletani agli arabi perché sotto l’assedio dei longobardi del ducato di Benevento; dall’accoglienza che il Vescovo di Napoli Atanasio riservò loro in quanto alleati contro Roma e contro Bisanzio; fino al patto che poi i duchi di Gaeta e di Napoli firmarono col resto del regno d’Italia per respingere con successo l’invasione araba della penisola, dopo che questi avevano conquistato la Sicilia.

In questo intervallo, nuovi e numerosi fonemi s’inserirono nel nostro dialetto, già amalgamato dalle ascendenze greche e latine.

“Quatto, li luoche de la Sarracina: Puortece, Crumano (San Giorgio a Cremano), la Torre (del Greco) e Resina”, un adagio antico che indicava i luoghi nei pressi di Napoli dove si stanziarono gli arabi.

Ed ecco una parziale campionatura di parole di matrice araba tuttora vive nel dialetto napoletano:

APPELLO dei docenti e dei lavoratori dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA)

SCUOLE E PORTI APERTI
Alle donne e agli uomini che vivono in Italia
Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte
Al Ministro del MIUR Maro Bussetti
Al Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino
Al Sindaco della Città di Torino Chiara Appendino
Al direttore dell’USR Piemonte Fabrizio Manca
Alle Associazioni dei migranti
Alle Associazioni che lavorano sul territorio
All'ASGI

Lettera aperta al Presidente della Repubblica


Appello della Società Psicoanalitica Italiana: 618 psicoterapeuti Scrivono a Mattarella.

Non possiamo accettare il razzismo crescente che sfocia in atti di cui una nazione civile dovrebbe vergognarsi.

Conosciamo le gravi conseguenze psichiche di tutto ciò che sta succedendo, sia in coloro che si sentono rifiutati ed emarginati, sia nei figli che avranno, sia in coloro che si trovano a dover operare in modo disumano e che rischiano essi stessi di impoverirsi dei valori fondamentali dell’esistere. Non siamo disposti, per tutti questi motivi, a vedere una parte dell’Italia abbracciare xenofobia e razzismo.

Petizione

 

 

Schedature etniche:

perché non possiamo tacere

 


Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Riteniamo opportuno, in quanto membri della società civile, consegnare queste nostre riflessioni alle massime cariche dello Stato.

Intellettuali al Presidente della Repubblica

Presa di posizione pubblica contro la politica in tema di migrazioni del governo Salvini-Di Maio
Siamo insegnanti, docenti universitari, scrittori, artisti, attori, registi, economisti, membri della società civile. Denunciamo come anticostituzionale, moralmente inaccettabile e contraria ai più elementari diritti umani la politica sull’immigrazione del governo Salvini-Di Maio. Nel futuro non assisteremo senza opporci con tutti i possibili mezzi legali al respingimento di navi umanitarie, alla minaccia di “censimenti” di tipo etnico-razzista o ad altri fatti di questa gravità....
(nella foto: Eurodeputati spagnoli, giornalisti, osservatori e volontari di Open Arms protestano nelle acque internazionali vicino la Libia dopo la morte di 100 persone nel Mediterraneo) 29 giugno 2018

Se è una rivoluzione

di Raniero La Valle - Sono soggetti rivoluzionari perché non dicono, ma fanno, mettono in gioco i loro corpi, usano mani e piedi, lottano per la vita dando la vita, perseguono un fine che se raggiunto non vale solo per loro, ma per tutti, perché ne verrebbe un mondo diverso e magari questo fine sarà raggiunto per altri, non da loro. Per questo sono rivoluzionari, e sono non violenti perché non mettono in questione il sistema con le armi, ma ne svelano l’ottusità e ingiustizia col semplice muoversi, andare, sfidare il mare ma anche le torture e i lager. Fanno obiezione di coscienza a un mondo che non li vuole.
Raniero La Valle | 23 giugno 2018 |

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